Il paesaggio di Uta, una priorità non riconosciuta


“Il paesaggio è presente”, è il contesto entro cui si svolge la nostra vita, pertanto del paesaggio siamo responsabili come individui e come collettività, poiché in esso noi custodiamo una grande eredità culturale, materiale e immateriale.

 

In questo modo è definito il paesaggio nella Carta di Siena 2.0, documento nato il 7 luglio 2014, a Siena, appunto, in occasione della conferenza nazionale ICOM Italia, intitolata “Musei e Paesaggi Culturali”. 

Il nostro paesaggio è il nostro presente

L’ICOM (International Council of Museums― Consiglio Internazionale dei Musei) , difatti, costituisce una rete internazionale di comunicazione e di confronto per i professionisti museali di tutte le discipline a cui è associato ICOM Italia, il quale da anni porta avanti una grande sfida: i musei non possono occuparsi solo delle loro collezioni, ma devono assumere nuove responsabilità nei confronti del patrimonio culturale materiale e immateriale presente negli abitati, nell’ambiente naturale,  e nel paesaggio in cui sono inseriti. 

 

È questa la stessa sfida che dal 2016 il Progetto S’Intzidu porta avanti. Un progetto autofinanziato di valorizzazione, tutela e divulgazione del patrimonio culturale del paese di Uta, dal quale prende avvio il Museo Virtuale del territorio di Uta, nato da un’audace idea di Greca N. Meloni, ricercatrice in antropologia culturale, che ha collaborato insieme alla web master Marta Deias.

 

 

“Del paesaggio siamo tutti responsabili come individui e come collettività”

Oggi più che mai, si ha la necessità di “responsabilizzare” il cittadino a tutte le decisioni politiche che riguardano il paesaggio, perché sta proprio nel suo ruolo attivo l’opportunità di proteggere, conservare e valorizzare il proprio patrimonio culturale e ambientale. Ma non può esistere tutela e valorizzazione del paesaggio senza crescita della coscienza culturale e ambientale dei suoi abitanti, pertanto, fondamentale risulta essere una fruizione e diffusione della conoscenza delle caratteristiche dei luoghi della nostra storia culturale.

 

Questo è l’obiettivo sotteso a tutto il Progetto utese: il museo virtuale nasce dall’esigenza di rendere fruibile a chiunque, in maniera semplice e immediata, il patrimonio culturale del territorio di Uta. Un Progetto, quello di S’Intzidu, tanto innovativo quanto rivoluzionario, in perfetta linea con quanto è stato studiato e esaminato ― in questi ultimi anni ― all’interno del mondo museografico e museologico internazionale sul grande tema del rapporto tra istituto culturale (museo), patrimonio diffuso e territorio di riferimento.

 

Il paesaggio di Uta, una priorità non riconosciuta

 

Se i paesaggi sono i libri che raccontano questa evoluzione culturale, allora, la lettura del paesaggio non deve riguardare i soli “addetti ai lavori” (accademici e studiosi), bensì la stessa comunità di appartenenza. Tuttavia, l’identità culturale e il senso di appartenenza vengono solo in parte trasmessi attraverso il paesaggio; per questa ragione sarebbe necessaria una attenta e mirata azione di divulgazione. È dunque necessario poter credere che si possa individuare nella priorità data al paesaggio una prospettiva utile a trovare nuovi modi e pratiche di conoscenza, protezione e salvaguardia del patrimonio culturale.

 

Questo è lo scopo dell’audace progetto utese: il territorio di Uta può essere interpretato come un grande museo a cielo aperto. In effetti, è sufficiente una passeggiata tra le campagne o all’interno del paese per imbattersi nella Storia di chi ci ha preceduto. Arricchito dalla presenza di diversi insediamenti di epoca preistorica, i più antichi dei quali risalgono al III millennio a. C., il paesaggio di Uta ospita ben 28 siti di eccezionale interesse archeologico. Tra questi, l’area archeologica di Su Niu de Su Pilloni è certamente il sito di maggiore interesse per le sue caratteristiche, il quale, grazie all’associazione culturale S’Intzidu e in occasione di Monumenti aperti, ritorna a parlare della sua gloriosa storia, della gloriosa storia dei nostri avi.

 

L’esigenza è quella di non perdere i valori identitari e, di conseguenza il senso di appartenenza al nostro territorio. È pertanto sul piano della società, del nostro paese, che si gioca la partita di una riconquista delle identità dei luoghi e della valorizzazione dei paesaggi culturali che andiamo perdendo. 

 

Perché come ha scritto lo psicanalista Massimo Recalcati: “L’eredità non è l’appropriazione di una rendita, ma è una riconquista sempre in corso. Ereditare coincide allora con l’esistere stesso, con la soggettivazione, mai compiuta una volta per tutte, della nostra esistenza. Noi non siamo altro che l’insieme stratificato di tutte le tracce, le impressioni, le parole, i significanti che provenendo dall’Altro ci hanno costituito”.

 

 

Questa riflessione si adatta perfettamente a rappresentare la complessità del patrimonio culturale, stratificato nei paesaggi attuali, nelle campagne, nel paese, nei monumenti, nella cultura materiale e in quella immateriale, nelle tradizioni e nel ricco bagaglio dei luoghi e delle comunità locali.

 

 

Giorgia Foddis

 

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0